Una coppia con figli che intende separarsi o divorziare è bene che sappia che vi sono delle regole generali in tema di mantenimento dei figli.
Per la legge italiana i figli devono essere mantenuti dai genitori non fino a quando diventano maggiorenni ma fino a quando non raggiungono una loro autonomia economica.
A carico dei genitori esiste  proprio un “diritto e dovere” di mantenere i figli.
L’obbligo di mantenere i figli a carico dei genitori sussiste per la sola circostanza di “averli messi al mondo”. E’ bene notare che si tratta di un dovere che resta a carico anche del genitore che è decaduto dalla responsabilità genitoriale.
Ovviamente i genitori devono concorrere al mantenimento dei figli sulla base delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.
Il quantum dell’assegno di mantenimento è dovuto dal genitore in favore dei figli in un importo forfettizzato che deve essere versato con cadenza mensile al genitore collocatario ( ossia quel genitore presso il quale vi è la residenza del figlio, e con cui trascorre la maggior parte del tempo) e quando il figlio diventa maggiorenne, può essere versato anche direttamente al figlio.
La funzione è dell’assegno di mantenimento è quello di far fronte alle esigenze dei propri figli, a partire dal vitto all’alloggio, per poi considerare anche le spese mediche e gli svaghi..
Quando i genitori si separano o divorziano, la coppia può stabilire un contributo di mantenimento a carico del genitore non collocatario, ossia quel genitore con cui il figlio trascorre meno tempo durante la settimana.
Se la coppia non trova un accordo su una questione così delicata come la determinazione del corretto ammontare dell’assegno di mantenimento dei figli allora ci pensa il Giudice.

⇒ Qui di seguito precisiamo i punti fermi che devono essere considerati quando ci si separa o divorzia:

  1. Ciascun genitore è tenuto a mantenere i figli in base alle proprie capacità reddituali;
  2. la misura del contributo di mantenimento  non è direttamente collegata all’età del figlio da mantenere;
  3. una riduzione delle capacità reddituali del genitore  può determinare la modifica della misura dell’assegno;
  4. l’assegno può essere diminuito anche laddove il genitore obbligato, che nel frattempo si sia creato una nuova famiglia, abbia generato altri figli, dei quali sarà ugualmente tenuto a provvedere al mantenimento;
  5. l’assegno è dovuto anche in favore dei figli maggiori d’età che, senza loro colpa, non siano economicamente indipendenti;
  6. la giurisprudenza parrebbe aver fissato nei 34 anni d’età  il limite massimo oltre il quale il genitore non è più dovuto a provvedere al mantenimento.