Separazione Semplice

L’assegno di mantenimento può essere restituito?

 
Che cosa succede nel caso in cui l’importo versato a titolo di mantenimento non era dovuto ?
 
Qui di seguito si affronta un caso che è stato sottoposto alla Suprema Corte in cui la moglie aveva dichiarato in sede di separazione che aveva diritto al mantenimento in quanto in stato di bisogno ma che in realtà non era vero.
 
Il marito ha dichiarato che ingiustamente le somme che lui aveva versato alla moglie, lei non aveva diritto di riceverle perché lavorava da anni “in nero” e dunque sembrava senza redditi ma ciò non corrispondeva alla verità.

La Suprema Corte ha studiato il caso e ha ritenuto giusta la prospettazione del marito.

I Giudici hanno affermato che nel caso in cui si accerti nel corso del giudizio l’insussistenza dei presupposti per il versamento dell’assegno di mantenimento si opera la regola generale della condictio indebiti, quando con la sentenza  venga escluso in radice e fin dall’origine “ab origine” (non per fatti sopravvenuti) il presupposto del diritto al mantenimento, separativo o divorzile, per la mancanza di uno “stato di bisogno” del soggetto richiedente  non vi sono ragioni per escludere l’obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite, ai sensi dell’art. 2033 c.c. con conseguente piena ripetibilità.

In altre e più semplici parole, se il Tribunale accerta che chi,  fin dall’inizio e non per fatti sopravvenuti, ha percepito il mantenimento ma non ne aveva diritto, in quanto non c’erano le ragioni – come uno stato di necessità e/o di bisogno –  deve restituire tutte le somme che sono state versate illegittimamente.

Nel caso di specie il Tribunale aveva registrato che il primo giudice aveva rilevato che la donna “non (aveva) fornito prova sufficiente della esistenza dei presupposti richiesti per avere diritto all’assegno in questione”.

In conclusione è stato affermato che il riconoscimento dell’originaria insussistenza dei presupposti per il versamento del contributo di mantenimento determina la piena ripetibilità delle somme versate a tale titolo, a prescindere dal fatto che la richiedente avesse agito con mala fede o colpa grave.

Qui la sentenza:

Scarica pdf Cass. n. 31635/2023
 

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