Una domanda che spesso ci viene posta è come funziona la separazione tra due conviventi.
Ormai, la famiglia spesso e volentieri nasce con la relazione stabile tra due persone non unite in matrimonio ed è diventata una scelta sempre più diffusa.
Tuttavia, quando una relazione di questo tipo giunge al suo termine, sorgono questioni di carattere giuridico ed economico che è bene conoscere per tutelare i diritti di entrambe le parti e, in particolare, dei figli eventualmente coinvolti.
Diritti e Doveri 
A differenza delle coppie sposate, i conviventi non sono vincolati da un regime giuridico specifico che regoli la loro separazione. Questo significa che, al momento della rottura, ciascun partner è libero di interrompere la relazione senza dover affrontare procedure legali obbligatorie.
⇒ Tuttavia, possono sorgere questioni relative a beni, abitazione e mantenimento, specialmente se i conviventi hanno regolato la loro unione tramite un contratto di convivenza.
Se i conviventi hanno stipulato un contratto di convivenza, è possibile che siano previsti accordi relativi alla divisione dei beni o all’eventuale mantenimento di uno dei due partner, se si trova in una condizione di particolare vulnerabilità economica. In assenza di tale contratto, ciascuno dei conviventi mantiene la proprietà esclusiva dei beni acquistati a proprio nome, mentre i beni acquistati in comune verranno divisi in base alla quota di proprietà di ciascuno.
♣ Per quanto riguarda la casa familiare, se questa è intestata a uno solo dei due, l’altro convivente dovrà lasciarla salvo diversi accordi tra le parti. Se invece è di proprietà comune, sarà necessario trovare un accordo sulla divisione o sulla vendita.
Figli Minorenni
La situazione si complica se la coppia ha figli minorenni. In questo caso, la separazione deve avvenire tenendo conto del principio del superiore interesse del minore, come previsto dalla legge.
♥ L’affidamento dei figli segue le stesse regole applicate in caso di separazione o divorzio delle coppie sposate. La regola generale prevede l’affidamento condiviso, salvo situazioni particolari che giustifichino l’affidamento esclusivo a un solo genitore. Questo significa che entrambi i genitori hanno il diritto e il dovere di partecipare alle decisioni più importanti riguardanti la crescita e l’educazione dei figli.
♦ Per quanto riguarda il mantenimento, il genitore che non convive stabilmente con i figli è tenuto a versare un assegno di mantenimento all’altro genitore per contribuire alle spese di crescita, educazione e cura. L’ammontare di tale contributo viene stabilito dal giudice in base alle possibilità economiche dei genitori e alle esigenze del minore.
Inoltre, la casa familiare viene generalmente assegnata al genitore con cui i figli convivono in via prevalente, anche se non è di sua proprietà. Questo per garantire una maggiore stabilità ai bambini e ridurre il trauma della separazione.
Conclusioni
La separazione tra conviventi non sposati può generare problematiche complesse, specialmente in presenza di figli minorenni. Per tutelare i diritti di entrambe le parti e garantire il benessere dei figli, è consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto di famiglia o, in alternativa, cercare un accordo consensuale che possa essere formalizzato davanti a un giudice o un mediatore familiare.

