Quando si parla di violenza sulle donne, solitamente si fa riferimento a quella fisica,  ancora troppo presente negli articoli di cronaca nera.

Tuttavia la violenza contro le donne non è  soltanto nelle forme della violenza fisica (es. calci, pugni e schiaffi) ma anche come nella forme della violenza psicologica.

La violenza psicologica è una forma molto subdola di umiliazione e controllo del partener.

Tra le varie forme di violenza psicologica di cui ancora troppo poco si parla e che è ancora una questione di genere è la violenza economica che è nettamente diversadall’abuso fisico, emotivo e sessuale.

Riconoscere l’abuso economico risulta spesso difficile, perché le vittime hanno difficoltà a distinguere l’abuso economico dall’insicurezza economica che sperimentano ancora oggi giorno le donne, visto che sono si è ancora raggiunta una vera parità sul lavoro.

La violenza economica è un forma di controllo sulla capacità della partner di acquisire, utilizzare e mantenere risorse economiche.

Detta forma di violenza racchiude una serie di atteggiamenti di controllo e monitoraggio nei confronti della moglie.

E’ possibile infatti che il partner metta in atto tattiche come:

  • limitare l’accesso alle finanze;
  • rifiutarsi di contribuire finanziariamente per beni di prima necessità o altre voci;
  • limitare l’accesso alle informazioni finanziarie;
  • limitare il coinvolgimento nel processo decisionale finanziario;
  • controllare la spesa personale del coniuge e delle famiglie;
  • limitare l’accesso ai risparmi di famiglia.

La conseguenza dell’abuso economico da luogo ad un rapporto di dipendenza che costringe le vittime a non poter interrompere questo tipo di relazione non avendo gli strumenti indispensabili (denaro, indipendenza e forza psicologica). 

La moglie si trova in una condizione di totale dipendenza verso il marito e non può prendere scelte proprie ma chiedere il permesso per le spese, anche personali ed intime, che gli possono essere deliberatamente negate.

In Italia oltre il 31% delle donne è dipende economicamente dal partner (o da un altro familiare); soltanto il 58% ha un conto corrente intestato personalmente, quasi il 13% ne ha solo uno cointestato con il partner (11,6 %), mentre il 4,8 % non ne ha neanche uno (fonte: Global Thinking Foundation, 2023).

Le donne hanno anche una più bassa educazione finanziaria: un’indagine Ipsos, condotta in collaborazione con UniCredit, indica che il 22% delle donne gestisce le risorse di famiglia, il 31% non se ne occupa e, in generale, la loro competenza economica è nettamente inferiore a quella degli uomini.

Secondo l’indagine WeWorld in collaborazione con Ipsos, pubblicata il 22 novembre, il 49% delle donne intervistate dichiara di aver subito violenza economica almeno una volta nella vita, percentuale che sale al 67% tra le divorziate e le separate. Più di una donna separata o divorziata su quattro (il 28% ha affermato di aver subito le decisioni finanziarie prese dal partner senza essere stata consultata. A una su dieci il marito o il compagno ha vietato di lavorare.

Per uscire dalla violenza domestica l’assenza di indipendenza economica spinge la vittima a non allontanarsi da un partner violento e a sottostare agli abusi.

Tuttavia esistono centri di assistenza per le vittime, servizi sociali e organizzazioni non governative e assistenze legali a gratuito patrocino che permetto di poter uscire anche da questa forma di violenza di genere he continua ad essere un grave problema della nostra società.